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Benedetta de Rossi

Giornalista di MotoGP e Calcio
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Come sei riuscita a combinare la tua passione per il calcio e la MotoGP nel tuo lavoro giornalistico? Cosa ti ha spinto ad interessarti a entrambi gli sport?

Chiaramente non è semplice, gli eventi da coprire sono tanti e, avendo due pagine da gestire (una in collaborazione con altri colleghi), un lavoro, un cane, la casa da pulire e la famiglia a cui dare conto, a volte è dura stare dietro a tutto in maniera costante. Avere una routine aiuta tanto a gestire bene il proprio tempo, creando dei blocchi in cui dedicarsi solo a determinate cose. Trovato il giusto ritmo, diventa poi semplice organizzare i momenti in cui si è a casa, soli con il proprio pc a scrivere e a creare le grafiche che poi si vedono sui social. Questi due sport sono quelli che maggiormente mi ricordano i weekend con la mia famiglia: dico sempre che mamma mi ha cresciuto a «pane e gol di Del Piero» fin da quando avevo il biberon, mentre con papà trascorrevo le domeniche sul divano a sentire il rombo dei motori di Vettel, Raikkonen, Alonso, Schumacher, ma anche di Valentino Rossi, Casey Stoner, Daniel Pedrosa... I miei genitori hanno sicuramente giocato una parte importante nel mio avvicinamento al mondo dello sport, ma è grazie anche al mio ragazzo se questa passione si è ravvivata nell'ultimo periodo: anche lui, come me, segue praticamente qualsiasi sport ed è bello condividere il divano con lui durante i weekend di gara, emozionarsi e vivere insieme alcuni momenti che rafforzano maggiormente il nostro rapporto.

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Quali sono le principali differenze che hai notato nella copertura mediatica e nell'attenzione riservata al calcio rispetto alla MotoGP?

Quello che noto è sempre un maggiore «monopolio» del calcio sugli altri sport, siano essi basket, MotoGP, tennis o altro, per lo meno a livello di carta stampata. Se si prende un qualsiasi quotidiano sportivo, infatti, la maggior parte delle pagine è dedicata a questa o a quell'altra notizia calcistica, a volte anche la più stupida sull'ultimo post

Instagram di un giocatore che magari rivela un indizio super importante sul suo futuro in una determinata squadra. Questo perché la notizia «tira» e può assicurarti maggiore interazione col pubblico. A livello televisivo, invece, qualcosa sembra cambiare, non nella tv generalista, ma quanto meno a livello satellitare. E chiaro che anche qui molto spazio venga dato al calcio, ma qui è possibile trovare canali dedicati ai propri sport preferiti, dal tennis ai motori. Seguo con piacere le trasmissioni Sky (calcio, Fl e MotoGP) dove, tra l'altro, lavorano delle giornaliste molto competenti e che ammiro molto, come Mara Sangiorgio, Federica Masolin o Vera Spadini.

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Quali sfide incontri nel cercare di dare visibilità alle donne nel calcio?

Come pensi che si possano superare tali sfide?

Una delle sfide maggiori che ho incontrato sin da quando ero bambina e mi interessavo di sport (ma un po' anche adesso!) è quella di non essere considerata una voce autorevole in quanto donna. Le donne non possono capire come funziona un motore, le donne non possono sapere cos'è il fuorigioco e, se lo sanno, sicuramente non lo sanno bene come gli uomini! È stata dura sgomitare in un mondo che, prevalentemente, è composto da uomini. Si sgomita ancora, è chiaro. Se sono arrivata qui è perché cerco di non farmi condizionare da ciò che pensano gli altri. Anzi, le loro critiche servono solo a spronarmi a informarmi maggiormente, a studiare ancora di più e a dimostrare cosa realmente so e so fare. Con i miei due progetti su Instagram cerco di fare (anche) questo: far capire alle persone che si, anche le ragazze possono scrivere di motori o di calcio perché è qualcosa che le appassiona e non solo perché sono attratte dalla bellezza di un pilota o di un calciatore!

​Ci sono storie o atlete specifiche nel calcio femminile o nella MotoGP che ritieni non abbiano ricevuto abbastanza attenzione o visibilità mediatica? Come cerchi di portare queste storie alla luce?

​Ritengo che la storia di Sara Bjork Gunnasdotti, oggi giocatrice della Juventus Women, sia di rilevante importanza per il movimento calcistico femminile e i diritti delle atlete. In estrema sintesi, dopo aver informato la società di essere incinta, Bjork si è vista più che dimezzare lo stipendio per tutta la durata della gravidanza. Questo ha portato nuovamente alla luce un grave problema delle donne: o fai figli, o lavori. Entrambi, di certo, non si può. Ed è per questo che con Assist Magazine abbiamo lavorato per arrivare a intervistare un'altra atleta che ha subito lo stesso trattamento ma che, forse, non aveva ricevuto l'attenzione necessaria. Grazie a un collaboratore della nostra redazione, siamo arrivati alla voce di Alice Pignagnoli, portiere della Lucchese gradualmente esclusa dalla squadra solo per il fatto di essere incinta. Spero che pubblicare le sue parole e la sua storia abbia fatto scoprire ai lettori quanto ancora c'è da fare nel movimento calcistico (e non) femminile.

Quali sono le tue strategie per coinvolgere e appassionare un pubblico più ampio al calcio femminile? Come utilizzi i tuoi canali di comunicazione, come Instagram, per promuovere entrambi gli sport di cui ti occupi?

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Il fulcro principale nella narrativa sul calcio femminile non dovrebbe essere, secondo me, incentrato sul paragone con quello maschile. Il femminile ha dimostrato di avere i suoi punti di forza e il suo zoccolo duro di appassionati: bisogna partire da questo, da ciò che rende autentico e passionale questo sport. Le difficoltà di strutture non adeguate, la carenza di squadre, Il calvario per vedere riconosciuto il professionismo: mille difficoltà, eppure il calcio femminile c'è sempre stato. Partiamo da qui, da questo attaccamento per parlarne.

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Come gestisci il bilanciamento tra le tue responsabilità giornalistiche nel calcio e nella MotoGP? Ci sono momenti in cui un certo sport richiede più attenzione rispetto all'altro?

Ci sono weekend in cui non bastano 24 ore e due occhi per vedere tutto! Ormai ci sono partite a qualsiasi ora su qualsiasi canale a cui si aggiunge la MotoGP (e la Formula 1) che, seppur con pause più lunghe (vedi queste 5 settimane senza una gara!), è diventata comunque più «impegnativa» da seguire, vista l'introduzione della Sprint Race al sabato.

Certe volte magari prediligo la MotoGP semplicemente perche l'emozione di una gara live non può essere trasmessa da un riassunto dettagliato o da un video di momenti salienti, che invece funzionano bene per una partita di calcio. Tra il lavoro, gli eventi da seguire, le notizie da cercare per essere sempre informati, la pagina IG da mantenere attiva e curata, è davvero dura stare dietro a tutto, specie se si è l'unica persona che si occupa di tutto (dai testi alle grafiche). Credo che, oltre alle grandi quantità di caffè (soprattutto quando le gare sono alle 5 del mattino - grazie Phillip Island!), l'unica cosa che mi manda avanti è la grande passione che ho per lo sport!

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Quali sono le tue previsioni per il futuro dello sport femminile, sia nel calcio che nella MotoGP? Credi che ci saranno cambiamenti significativi a livello di partecipazione e copertura mediatica?

​Nel calcio femminile forse qualcosa sembra cambiare (vedi la trasmissione dei match su La7 o partite delle squadre femminili svolte negli stadi che di solito ospitano solo incontri maschili!), anche se tutto ciò in Italia continua a essere davvero poco rispetto a quello che viene fatto in altri Paesi europei. Basti guardare la lunga e dura lotta delle atlete italiane per vedersi riconosciuto il proprio status di professioniste. Per quanto riguarda la MotoGP, invece, vorrei menzionare il team Angeluss, una grande struttura manageriale che vuole supportare fortemente un numero sempre crescente di giovani donne che vogliono affacciarsi sul mondo delle due ruote, accompagnandole lungo la strada per raggiungere i più alti livelli del motocliclismo. In un mondo prevalentemente maschile, il team di Moto3 è riuscito ad aumentare la percentuale di donne in griglia, andando di fatto ad invertire la rotta degli ultimi 73 anni di MotoGP in cui solo 15 donne hanno preso parte al campionato. La strada per entrambi gli sport al femminile è ancora lunga, tortuosa. Non sarà una lotta semplice. Ma se tutte (e tutti) lottiamo insieme, sono sicura che si potranno fare grandi cose.

Qual è il tuo obiettivo principale come giornalista che si occupa di calcio e MotoGP? Come pensi di contribuire al progresso delle donne in entrambi gli sport?

​Di dimostrare che non esiste uno spot (o qualcosa in generale) per soli uomini o per sole donne. Le donne possono essere degli ottimi ingegneri, degli ottimi piloti, delle ottime giornaliste che parlano di calcio e motori. Spero che, una volta ingranata la marcia con la mia pagina «Pillole di Motorsport», questa possa essere di esempio a tutte quelle donne che, come me, hanno voglia di dimostrare al mondo quanto possono dare al mondo del giornalismo sportivo. Lo sport è davvero di tutti, unisce con il potere di far provare le stesse emozioni a uomini e donne. Non lasciamoci fermare da preconcetti arcaici e spacchiamo tutto!

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Cosa consiglieresti alle giovani donne che desiderano intraprendere una carriera nel giornalismo sportivo e che sono interessate sia al calcio che alla MotoGP?

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Di studiare. Sembra un po' noioso, lo so, ma bisogna osservare ogni evento un po come tifosa e un po' come analista. Analizzare, ascoltare, annotare accresce solo la nostra cultura nello sport di riferimento, ci fa essere più pronte e preparate a dimostrare quanto valiamo. In più, buttatevi! Non c'è nessuno che cerca una pubblicista per scrivere di calcio/moto? Bene, scriviamo alla redazione di quel sito o di quel blog perché siamo la risorsa giusta da inserire nel loro organico. Non viviamo con il rimpianto di non averci neanche provato. Lasciate che la vostra passione per lo sport vi trascini.

Qual è stata l'intervista o l'esperienza più memorabile che hai avuto nel campo del calcio femminile e della MotoGP? Cosa hai imparato da quella situazione?

Purtroppo ancora sono una «giornalista» troppo in erba per poter raccontare esperienze memorabili, ma sicuramente l'intervista di Alice Pignagnoli rimane un momento molto importante per la mia carriera e quella della mia testata in quanto uno dei primi contatti con il mondo calcistico femminile e professionistico. Un vero onore poter dare eco alle sue parole. Spero che questo rappresenti solo il primo step per una lunga carriera di interviste e momenti indimenticabili.

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