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Simona Sodini

Calciatrice
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Qual è stato il momento più memorabile della tua carriera calcistica?

Sicuramente il momento più memorabile è stato un momento molto personale e importante per me. E stato quando dopo la prima gravidanza sono rientrata in campo, esattamente dopo 3 mesi dal parto. E' stato talmente importante e non semplice che è come se avessi esordito per la prima volta in serie A, ma anziché a 14 anni come la prima, l'ho rifatto a 34. Emozione indescrivibile, sacrifici fatti non invano, non semplice rientrare più in forma di prima, dopo 20kg persi e una ricostruzione corporea da atleta. Per me è stato un momento indimenticabile, incoronato con vittoria e doppietta.

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Come è stata l'esperienza di giocare per diverse squadre italiane di alto livello come Inter, Juve, Milan e Torino?

Ho giocato con tante squadre di alto livello, tutte importanti per me e che mi hanno comunque tutte lasciato tanto e insegnato tanto. Ne cito tre per me fondamentali e che hanno segnato in maniera diversa la mia carriera:

TORINO, perché è la squadra dove ho fatto più presenze e gol, ho varcato la soglia dei 100 gol con la maglia granata ed è stata importante perché ha segnato tanto la mia carriera e ho vissuto tante emozioni importanti. Inoltre è la città in cui ancora vivo.

CUNEO, squadra e annate che mi hanno lasciato molto a livello personale, consacrando ciò che già avevo fatto nella massima serie. E stata una sfida molto importante e a cui devo tanto.

JUVENTUS, con la Juve mi sono sentita davvero per la prima volta CALCIATRICE, sin dal primo minuto che ho messo piede al j Medical, è stata una svolta per il calcio femminile e questo è stato indimenticabile.

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Quali sfide hai affrontato nel passaggio da una squadra all'altra e come hai affrontato tali sfide?

Per me ogni cambio di squadra è stato uno stimolo molto grande, mi piaceva tantissimo la sfida che mi si presentava, e cercavo in tutti i modi di essere importante e di dare un contributo importante in ogni squadra. A volte sicuramente è riuscita, qualche altra volta no ma nel calcio è normale, l'importante era rialzarsi sempre, da sola con la mia forza e la mia testa.

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Quali sono le principali differenze che hai riscontrato nel modo in cui queste squadre gestiscono l'organizzazione e lo sviluppo del calcio femminile?

Ogni società aveva sicuramente organizzazioni diverse, non posso non dire che purtroppo c'era e c'è stata tanta diversità dovuta a tante cose, e al peso economico che le distingueva. Con alcune si taceva fatica persino a fare le trasferte perché economicamente mancava il sostentamento, con altre tipo Juventus si partiva il giorno prima a prescindere della distanza, e questo per una calciatrice è tanto.

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Cosa ti ha motivato a diventare una calciatrice professionista e quali sono state le tue fonti di ispirazione?

Sin da bambina ho voluto fortemente tare la calciatrice, ho iniziato che avevo 4 anni e a 6 già giocavo con i maschi. Nel mio quartiere di Sassari non c'erano ancora squadre femminili, e anche quando l'hanno fatta mi trovavo a giocare sia con i maschi che con le femmine. L'ho voluto fortemente, e questa credo sia la motivazione più importante. Ero una testarda, e lo sono ancora. Il calcio è stata e sarà sempre la mia vita.

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Come hai visto l'evoluzione del calcio femminile in Italia nel corso degli anni e quali progressi ritieni siano stati fatti?

L'evoluzione del calcio femminile credo sia iniziata con l'entrata della Juventus.

La differenza oggi è tanta, i passi avanti pure, ancora manca qualcosina ma rispetto a 10 anni fa è enorme. Oggi una bambina può iniziare a giocare e poter davvero dire: "da grande voglio fare la Calciatrice"

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Qual è stato il ruolo più importante che il calcio ha svolto nella tua vita al di là del campo da gioco?

Il calcio è stato per me non solo la mia passione più grande, il mio lavoro, ma anche una scuola di vita. Mi ha fatto crescere, per il calcio sono andata via di casa che avevo 16 anni, non avevo altro in testa se non giocare e ho tatto tante esperienze che mi hanno fatto crescere in fretta e tantissimo, aiutato in ogni ambito. Soprattutto come nel calcio e nella vita, quando a volte si cade ci si rialza sempre e più forti di prima.

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Quali sono stati i momenti più difficili che hai affrontato nella tua carriera e come hai superato tali difficoltà?

Quando sono rimasta incinta la prima volta, non essendoci state altre situazioni uguali viste ho avuto paura di non riuscire più a rientrare a giocare, a rimettermi in forma, a trovar squadra e ritornare ad essere la stessa. Economicamente non c'erano tutele, l'accordo economico si annullava e speravo solo nel buon senso della società che per fortuna è avvenuto. Non è facile per una donna poter far combaciare tutto, tra l'altro non avevo nessuno di famiglia, vivendo lontana, che mi potesse aiutare. Ma sono stata una grande donna (me lo dico da sola), e sono riuscita con una grande forza di volontà e tenacia in tutto ciò che volevo tornando meglio di prima.

Cosa consiglieresti alle giovani ragazze che sognano di diventare calciatrici professioniste?

Consiglierei di fare ciò che più amano e portarlo avanti con tutto se stesso, e non farsi condizionare da niente e nessuno. Per la mia scuola di perfezionamento ho un motto fondamentale per me: "FAI DELLA TUA VITA UN CAPOLAVORO, SCEGLI DI ESSERE TE STESSO, SCEGLI LA TUA LIBERTA', CORRI, GIOCA, DIVERTITI. VIVI IL CALCIO!"

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