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Chiara Magna

Inviata di pista del CIV
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Come hai sviluppato il tuo interesse per il motorsport e cosa ti ha spinto a diventare una giornalista specializzata in questo campo?

È un vizio di famiglia! Perché mio padre ha sempre amato molto i motori. Sia le due che le quattro ruote. E quindi io mi ricordo sia da piccolina che che c'era l'appuntamento fisso la domenica o sul divano, o per la moto gp o per la formula uno. Mi ha messo questo tarlo sin da piccolina e poi questa passione me l'ha trasmessa portandomi a volte in circuito perché poi lui ha avuto il motociclismo come hobby prima e poi come lavoro perché è diventato un commissario di gara della federazione e quindi sono entrata in circuito. Poi circa 15 anni fa ho iniziato a lavorare per un'agenzia di comunicazione, ho iniziato a presentare degli eventi, a condurre dei programmi per delle TV locali e poi sono diventata giornalista ed ho unito le due cose grazie ad un moto club locale della mia città ed infine il salto in federazione con la quale collaboro da diversi anni al campionato italiano velocità.

Quali sono le principali sfide che affronti nel tuo lavoro di giornalista di motorsport?

Come le superi?

​Penso che la sfida più grande di un giornalista sia quella di raccontare la verità, di raccontare i fatti, di farlo in modo imparziale e completo, più completo possibile. Questa è la cosa più difficile, a prescindere che si parli di motorsport o di qualsiasi altro campo. Questa difficoltà la supero formandomi sempre, cercando di non rimanere mai indietro con la formazione, cercando di essere sempre curiosa come lo ero da piccolina, facendomi tante domande e facendole anche agli altri, instaurando rapporti, conoscendo nuove persone. Questo è il mio modo e devo dire che il campionato italiano in questo aiuta molto. In genere il motociclismo perché quando arrivi in circuito trovi un paddock che è un po' come una famiglia in tutto e per tutto! Ci sono i cugini che ti stanno antipatici, le zie che vogliono sapere tutto, il papà che è affettuoso, la madre che ti dà consigli, una vera e propria famiglia. Anche quello in Formula 1 è così ma nel motociclismo in particolare. Essendo questa la situazione nel campionato italiano è facile instaurare dei rapporti e delle relazioni che ti portano a capire e scambiare informazioni, anche con i piloti.

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Nel mondo del motorsport, che difficoltà o discriminazioni pensi che le donne giornaliste affrontino rispetto ai loro colleghi maschi?

Devo essere sincera, parlando della mia situazione devo dire che non nè ho mai incontrate, ho sempre trovato un ambiente aperto alla professionalità, a prescindere che fosse un uomo oppure una donna. Fortunatamente non ho mai trovato pregiudizi. Questo penso sia anche uno dei motivi per cui questo sport si sta aprendo alle donne. In circuito si vedono molte più donne adesso, rispetto al passato. Quindi no, nel mio caso non mi sono mai sentita diversa. Certo magari io passo più tempo in camera a truccarmi, sistemarmi i capelli e prepararmi per andare il video e i miei colleghi no e mi prendono in giro per questo, ma non credo che sia discriminazione. Si vive in un ambiente veramente alla pari.

​Qual è stata l'intervista più memorabile o l'esperienza più significativa che hai avuto nel campo del motorsport? Perché è stata cosi importante per te?

Credo che l'intervista più memorabile la debba ancora fare o scrivere. Non penso affatto di essere arrivata ad un livello tale da aver confezionato l'intervista memorabile però, ne ho fatte tante. Ho incontrato così tanti piloti che non ti saprei dire nemmeno quanti e un po' a tutti i livelli. C'è una cosa che mi colpisce e mi rimane sempre impressa: il fatto di ritrovare questi ragazzi in campionati mondiali, all'apice della loro carriera sebbene giovanissimi. Di averli conosciuti e di averli intervistati quando erano piccolissimi. Questa cosa succede molto spesso. Quindi probabilmente significa che sto invecchiando però è veramente bello ed emozionante. Anche a Misano, qualche settimana fa, ho ritrovato Marco Bezzecchi, che adesso è in lotta per il mondiale di moto gp e me lo ricordo quando era da noi all'italiano in moto 3 che se la gareggiare con Fabio di Giannantonio, e poi mi ricordo di Celestino Vietti Ramus che noi abbiamo avuto quando era al suo esordio nella

Pre Moto 3, mi sembra avesse 13 anni ed adesso è in moto 2 al mondiale. Sono emozioni davvero forti che ogni volta mi lasciano così, senza fiato. Ho ancora in agenda i numeri dei genitori perché alla fine loro erano minorenni e quindi ovviamente avevamo bisogno di un contatto diretto con i genitori, ogni tanto ci sentiamo.

​Cosa pensi sia necessario fare per incoraggiare una maggiore partecipazione delle donne nel motorsport, sia come giornaliste che come atlete?

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Credo si debba parlare di donne come fate voi e quindi vi ringrazio. Il compito dei media è molto importante in questo. Bisogna parlare di tutti gli operatori del settore non solo della atlete, perché ci sono ingegneri donne, meccanici donne, box iniziano ad essere popolati da donne, non solo di piloti. Anche le sale stampa sono sempre più arricchite dalla presenza femminile. Il lavoro della federazione italiana è molto importante e significativo, in questi anni è stato fatto un grosso passo avanti. E stata introdotta circa 3 anni fa una coppa che è la Women's European Cup, che quest'anno è diventata Championship, ovvero campionato, esclusivamente delle donne. Tramite questo hanno avuto e continueranno ad avere loccasione di gareggiare non solo nei circuiti migliori d'italia ma anche all'estero. Quest'anno inoltre è stato inaugurato il CIV femminile, quindi anche questo un campionato italiano dedicato totalmente alle donne. Questi credo siano dei passi avanti veramente importanti. Lo dimostra anche il fatto che c'è una maggiore attenzione da parte delle ragazze anche giovanissime. Vi faccio l'esempio di due atlete nella premoto 3 di quest'anno: Elisabetta Monti e Josephine Bruno, due ragazze di 13 e 15 anni che sono diventate talenti azzurri della federazione. Entrare a far parte dei talenti azzurri è importantissimo perché ti porta ad avere borse di studio, ad avere un percorso di formazione molto importante con dei tecnici federali. Il fatto che ci siano ragazze a far parte di questo progetto è molto significativo.

Quali sono le storie di donne nel motorsport che ritieni non abbiano ricevuto abbastanza visibilità e che vorresti portare alla luce?

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Questo attualmente non ve lo dico se no poi vi svelo le mie idee e le mie future interviste! Credo che comunque ce ne siano tante, anche di uomini.

Quali sono le tue previsioni per il futuro del ruolo delle donne nel mondo del motorsport? Ci sono cambiamenti positivi che stai osservando o che vorresti vedere?

Sto vedendo cambiamenti, c'è una maggior attenzione. Parlo della federazione motociclistica italiana ma parlo anche della FIM, è stato infatti presentato un mondiale tutto al femminile qualche mese, sono state ancora date poche anticipazioni, si pensa sarà un monomarca, ma di certo sarà un mondiale totalmente dedicato alle donne. E questo punta moltissimo i riflettori sulle ragazze. Ripeto, basta entrare nei box per vedere. lo ovviamente parlo della velocità perché questo è il mio settore ma ecco se facciamo riferimento ad altre specialità basta pensare a Kiara Fontanesi che è mamma ed atleta di caratura mondiale. Ce ne sono tante, anche dentro i box troviamo i manager donne, Nadia Padovani, la moglie di Fausto Gresini ha ereditato la direzione del team e sta facendo un lavoro eccellente, in Formula uno invece mi viene da pensare al braccio destro di Lewis Hamilton, Angela Cullen, che fino a qualche mese lavorava al suo fianco. Ce ne sono tante donne che hanno permesso questi passi avanti. Sto notando anche come le ragazze che trovo in circuito sono sempre più determinate. A volte, se proprio dobbiamo fare questo paragone, sono anche più determinate dei colleghi maschi, che magari certe volte si demoralizzano mentre le ragazze vanno dritte per la loro strada. Sanno quello che vogliono e sanno come prenderselo. Quindi si, sono molto positiva sotto questo punto di vista, certo siamo arrivate dopo, ma vedo che questa macchia rosa si sta allargando.

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Qual è il tuo obiettivo principale come giornalista di motorsport e come ti immagini contribuire al progresso delle donne in questo settore?

Il mio obiettivo è quello di crescere, perché ne sento il bisogno. Questo lavoro è un lavoro che si fa con passione ma anche con molta pazienza. Ci vuole anche tanta gavetta, non si smette mai di formarsi, di aggiornarsi. Spero di poter raccontare sempre in modo migliore quelle che sono le gare, quello che sto facendo adesso, spero di farlo sempre meglio. Mi rivedo sempre e trovo i miei mille difetti, sono molto critica verso me stessa! Il cammino è ancora lungo ed è giusto che lo percorra fino in fondo.

Credi che ci siano dei pregiudizi sul motorsport come "sport maschile" e che questo porti le donne, inconsciamente, a non interessarsene?

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In passato è sicuramente stato uno sport prettamente maschile, adesso non credo lo sia più. Le donne stanno prendendo piede anche in questo ambiente. Se vogliamo parlare di atlete penso alle 300 italiane, nella quale due ragazze spagnole che sono Beatriz Neila Santos e Sara Sánchez battagliano ad ogni gara con gli uomini, arrivano in top ten, a volte si giocano anche il podio. Parlavamo con Sara qualche settimana fa a Misano, lei ci raccontava di come da piccola si allenava con Quartararo e Mir, il suo scopo è quello di non fare più campionati femminili, rimanere in quelli misti, giocarsela con gli uomini.

Dato che sei giornalista di pista nel CIV, come descriveresti questa categoria e cosa diresti alle persone per invogliarle ad iniziarla a seguire?

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​Il campionato italiano velocità è una realtà bellissima. E un vanto italiano. Secondo me uno dei campionati più avvincenti. Per quanto riguarda il mio settore, si gioca in 6 round, quindi sono 6 appuntamenti in 6 weekend nei circuiti più belli d'italia ovvero il Mugello, Imola, Vallelunga e Misano. Vi dicevo che ci sono 5 categorie che sono la 300, la premoto 3, la moto 3, la 600 e la superbike tutte estremamente battagliate. Noi ci ritroviamo in questi 6 weekend all'interno di questi circuiti meravigliosi a vivere queste gare. L'ultima è stata quella della Racing Night, siamo reduci da un appuntamento incredibile a Misano nel quale abbiamo avuto il sabato sera circa 10.000 presenze. C'è stata questa gara notturna che ha interessato la 600 e la superbike. C’è stato tantissimo pubblico, gli ospiti hanno avuto l'opportunità di provare le bi posto, di entrare in griglia di partenza, di conoscere i piloti da vicino, di fare la pit walk, di chiedere degli autografi se vogliono ai piloti più famosi. E un'esperienza importante da vivere. Ribadisco è stato stupendo anche avere il pubblico vicino che purtroppo è una cosa inusuale. In Italia il motociclismo è seguito soprattutto a distanza, mentre questa volta c'è ne stato tanto. Speriamo sarà così anche per i prossimi appuntamenti. Vedere una gara del CIV ti fa capire quanto possa essere divertente il nostro lavoro. Il mio lo è. Chi mi vede in TV, le ragazze che mi vedono in TV possono dire "wow, lo voglio fare anch'io!". Se si vuole fare questo lavoro è importante imparare sul campo, non avere paura, non avere fretta, ci vuole molta pazienza e determinazione, bisogna "rubare con gli occhi" questo è l'importante per un giornalista.

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