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Federica Fossi

Giornalista
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Come hai sviluppato il tuo interesse per lo sport e cosa ti ha spinto a voler diventare una giornalista specializzata in questo?

Il mio interesse per lo sport nasce dalla mia famiglia: mio papà e mio fratello hanno sempre giocato a calcio e, mia mamma, è sempre stata una grande tifosa del Torino, con la quale condivido la medesima fede; è stato un processo naturale interessarmi e praticare sport. Se oggi ho intrapreso questa via lo devo in primis a mia mamma, che ha sempre sostenuto diventassi una giornalista e, inoltre, lo devo al mio direttore: in pochi sanno che coltivo questa passione fin da bambina, lui ne era a conoscenza;

Andrea, ha creduto in me prima ancora che lo facessi io stessa e mi ha introdotta in questo bellissimo mondo, diventando non solo un collega, ma anche un caro amico nella vita.

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Quali sono le sfide più comuni che incontri nel tuo lavoro, in particolare riguardo alla copertura delle donne nel mondo dello sport?

La sfida più comune è dare la giusta credibilità ai racconti delle ragazze: molte persone sostengono che la storia di una donna-atleta sia un evento straordinario, quando dovrebbe essere ordinario. Questa problematica si collega inevitabilmente alla poca copertura mediatica: una donna che emerge nello sport viene considerata l'eccezione, e le eccezioni non suscitano lo stesso hype di un atleta che, ancor prima di vedere la sua performance, si prevede già possa essere grande.

Lo sport femminile sta guadagnando sempre più attenzione negli ultimi anni. Quali sono i cambiamenti che hai notato nel modo in cui viene trattato e mediaticamente rappresentato? Come affronti, se la noti, questa disparità nel tuo lavoro?

Come avete giustamente sottolineato gli sport femminili stanno guadagnando sempre più attenzione, ma considero errata la retorica usata dalla maggior parte dei media: come sottolineato nella precedente domanda, le imprese sportive di una donna vengono spesso poste come non ordinarie; lo sport andrebbe guardato con gli occhi della passione per ciò che trasmette in termini di performance, valori e sacrificio, senza badare al sesso dell'atleta: maschio o femmina non dovrebbe fare differenza, dovremmo concentrarci sulla bellezza delle gesta atletiche. Nel mio lavoro, cerco di rappresentare gli atleti in base a quello che sono e alle storie che trasmettono, indipendentemente dal loro sesso.

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Qual è stata l'intervista o l'esperienza più memorabile che hai avuto e perché è stata così significativa per te?

L'intervista più memorabile è quella che non ho ancora fatto! Ogni persona che ho intervistato mi ha trasmesso un insegnamento di vita, oltre che di sport.

Se dovessi indicare un esperienza particolarmente significativa, parlerei di Balon Mundial: oltre al grande impegno della ONLUS per promuovere un calcio sempre più inclusivo e basato sui valori, ho conosciuto persone che hanno vissuto storie di vita incredibili, che mi hanno fatta riflettere e arricchita a livello esperienziale.

Cosa pensi sia necessario fare per promuovere ulteriormente lo sport femminile e garantire una copertura mediatica equa ed equilibrata?

Penso sia necessario smettere di utilizzare una retorica in cui, le vittorie ottenute dalle donne, siano il frutto di un evento giudicato come straordinario (nel senso di poco comune). Inoltre, per garantire una maggiore copertura mediatica, servirebbero dei modelli femminili a cui tutti possano ispirarsi: un chiaro esempio è quello di Federica

Pellegrini, leggenda del nuoto italiano. Con questo non intendo che si debbano creare dei miti nei confronti di tutte le donne, ma dare il giusto peso alle vittorie potrebbe essere un modo per appassionare non solo tutto il pubblico italiano, ma anche ispirare le ragazze a intraprendere una passione sportiva come ragione di vita.

Quali sono le storie o i personaggi meno conosciuti nello sport femminile che ritieni dovrebbero ricevere più visibilità e attenzione?

Le storie meno conosciute, nel mondo femminile, sono spesso legate agli sport giudicati come maschili (arti marziali, calcio, rugby etc.). A causa dei pregiudizi nei confronti degli troppo sport fisici, giudicati poco adatti alle ragazze, si crea una retorica che va a oscurare sia la prestazione sportiva, sia la figura dell'atleta; questo rende difficile non solo trovare storie di cui parlare, ma anche ragazze disposte a raccontare la propria storia.

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Quali sono le tue previsioni per il futuro dello sport femminile? Credi che la parità di opportunità e visibilità possa essere raggiunta?

Penso, e spero, che il futuro dello sport femminile sia più roseo che mai. La parità in termini di opportunità e visibilità può essere raggiunta solo se (e quando), ci sarà la volontà di fare un cambio mentale e culturale: finché molti sport saranno oppressi dal pregiudizio e dai commenti negativi (non legati alle prestazioni), lo sport femminile verrà sempre messo in secondo piano e considerato non solo poco divertente e appagante agli occhi del pubblico, ma anche inferiore e poco credibile.

Cosa consiglieresti alle giovani donne che desiderano intraprendere una carriera nel giornalismo sportivo?

Alle giovani donne, che vogliono intraprendere questo percorso giornalistico, consiglio di appassionarsi, prima dei risultati, delle storie degli atleti, senza considerare nessuno di Serie B: le vittorie e i numeri sono importanti, sicuramente, ma le storie personali, molto spesso, celano insegnamenti che vanno oltre lo sport, e possono far riflettere sulla propria vita quotidiana.

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