

Maria Grazia Spinelli
Giornalista freelance nel motorsport






Come hai sviluppato il tuo interesse per il motorsport e cosa ti ha spinto a diventare una giornalista specializzata in questo campo?
In famiglia, come in tantissimi famiglie italiane, si seguiva la Formula 1 tifando
Ferrari. lo guardicchiavo le gare più per inerzia che per vero interesse e non capivo come mai per molti quell'oretta e mezza fosse un momento sacro. L'ho capito quando ho avuto una sorta di colpo di fulmine con le due ruote, già grandicella, a 13 anni. La voglia di saperne sempre di più e di rispondere a domande che mi ponevo mi ha portata poi a specializzarmi in questo campo... è successo praticamente per caso!
Quali sono le principali sfide che affronti nel tuo lavoro di giornalista di motorsport?
Come le superi?
Penso che siano le sfide di qualunque giornalista: avere le fonti, capire quali siano attendibili, sapere a chi chiedere per avere un'informazione in tempi celeri. Basta entrare nell'ottica delle dinamiche e le cose poi procedono in automatico, quasi ti chiedi come mai ti sembrasse così difficile prima.
Nel motorsport, poi, c'è il vincolo dei pass per accedere agli eventi sul campo: lì bisogna solo lavorare, sia singolarmente che in gruppo, affinché i requisiti richiesti vengano soddisfatti; è un processo lento, ma lavorando come un team i risultati arrivano. E, ovviamente, non sempre si può andare in giro per il mondo quanto si vorrebbe.
Nel mondo del motorsport, che difficoltà o discriminazioni pensi che le donne giornaliste affrontino rispetto ai loro colleghi maschi?
Sinceramente, devo dire che io non ho vissuto difficoltà o discriminazioni in quanto donna. Bisognerebbe chiedere a qualche giornalista che è nel giro da più tempo se ci sono stati cambiamenti nel corso degli anni da questo punto di vista, secondo me sì.
Qual è stata l'intervista più memorabile o l'esperienza più significativa che hai avuto nel campo del motorsport? Perché è stata così importante per te?
Interviste ne ho fatte tante e ognuna è memorabile a modo suo, già solo il fatto di essere riuscita ad ottenerla, a volte, è una soddisfazione! Dovendone citare una, direi la primissima: nel 2020 ho intervistato Ana Carrasco, che nel 2018 ha vinto il Mondiale Supersport300. Essendo una ragazza, la sentivo più vicina a me e mi ha dato lo sprint per farne tante altre, cosa che qualche anno fa mai avrei immaginato. Come esperienza, sicuramente posso dire che il primo "blip" del pass media ai tornelli del circuito non si scorda mai! E anche il momento in cui le moto vengono accese nei box sotto la sala stampa, pensi "ok sono davvero in pista".
Cosa pensi sia necessario fare per incoraggiare una maggiore partecipazione delle donne nel motorsport, sia come giornaliste che come atlete?
Come giornalista, penso che le cose stiano andando nella giusta direzione, non è vista più come un'eccezione. Durante il weekend di WSBK a Misano ad inizio giugno, ai media scrum mi sono trovata a lasciare sul banchetto il cellulare in registrazione insieme ad altre tre colleghe coetanee, sembra nulla, ma il fatto che nessuno abbia mosso ciglio fa capire che ormai è la norma. Per le pilota è più complesso: correre costa e bisogna trovare sponsor che abbiano fiducia nelle atlete, squadre che riescano a vedere i talenti e occasioni per farle venire a galla. Fortunatamente si sta muovendo qualcosa anche in quell'ambito e si vedono atlete in pista, ma ci vorrà tempo. Anche la Dorna si è mossa mettendo su un campionato femminile di cui ancora si sanno pochi dettagli, ma che affiancherà il WSBK, io spero solo non faccia la fine di, ahimè, W Series e F1 Academy.
Quali sono le storie di donne nel motorsport che ritieni non abbiano ricevuto abbastanza visibilità e che vorresti portare alla luce?
Anni fa, le mogli e le compagne dei piloti spesso erano quasi la loro intera squadra: meccaniche, sarte, cronometriste, supporto morale, cuoche. Tutto! Sarebbe bello parlare con qualcuna di loro e capire come facessero, visto che ora le squadre contano decine e decine di persone. È uno dei progetti su cui sto lavorando, ma alcune signore sono decedute ed altre molto anziane.
Come utilizzi i tuoi canali di comunicazione, come social media, per promuovere l'interesse per il motorsport tra le donne e le ragazze?


I miei canali social non sono incentrati sul motorsport, ma sono più di carattere personale. Vi condivido ciò che scrivo e le esperienze sul campo che faccio perché sono parte della mia vita. Su TikTok, invece, ho aperto un canale in cui parlo di MotoGP nella maniera più semplice possibile, ma al momento sono ferma perché sto cercando un format che mi piaccia di più.

Quali sono le tue previsioni per il futuro del ruolo delle donne nel mondo del motorsport? Ci sono cambiamenti positivi che stai osservando o che vorresti vedere?
Sì, come dicevo sono molto ottimista. Parlando con alcuni membri di squadre, mi è stato confermato con molto piacere che la presenza femminile è aumentata anche nella parte tecnica, con l'ingresso di meccaniche e ingegneri. Anche dal lato tifosi ho notato una presenza femminile maggiore, non è una cosa scontata, i tifosi e le tifose sono parte integrante di questo sport e il pubblico a cui ci si rivolge cambia la maniera di comunicare lo sport stesso.
Cosa consiglieresti alle giovani donne che desiderano intraprendere una carriera nel giornalismo di motorsport?

Due cose: di non farsi fermare da preconcetti e di distinguere il tifo dalla professionalità. Mi spiego. Prima di tutto, bisogna contattare blog e testate senza paura che non ti chiamino o che non ti vogliano perché ragazza. Magari poi non ti chiamano, ok, ma non per questo bisogna scoraggiarsi subito, anzi! E le simpatie devono essere lasciate da parte, ma questo ovviamente vale per tutti, ragazze e ragazzi. Bisogna capire quando fare lo switch fra l'appassionato e il professionista, quando la simpatia per un pilota deve essere lasciata da parte e si devono scrivere giusti elogi all'avversario. Dicono che le donne siano più emotive e si facciano trascinare, non diamo ragione a queste voci di esistere!

Qual è il tuo obiettivo principale come giornalista di motorsport e come ti immagini contribuire al progresso delle donne in questo settore?


Mi sento che sto contribuendo già solo facendone parte! Nel mio piccolo sto raccontando a voi la mia storia, magari una ragazza più giovane la legge e decide di mandare un suo pezzo a qualcuno. Non so se io possa essere un esempio, ma se il mio lavoro ha impatto positivo su qualcuna, ne sono estremamente felice. Poi sto lavorando anche con realtà all'interno del mondo dei motori, ma al di fuori dell'ambito giornalistico, mi piacerebbe lavorare di più su questo fronte e fare quello switch che molti giornalisti fanno, ovvero passare dal lato squadre e/o aziende come addetti stampa e comunicazione.
Sappiamo che hai scritto un libro su Casey Stoner, cosa rappresenta per te questo pilota? Perché hai scelto proprio lui?
La proposta del libro è arrivata dopo aver pubblicato un pezzo in cui raccontavo il modo in cui Casey Stoner mi ha fatta innamorare di questo sport. Ho iniziato a seguire la MotoGP guardando alcune gare in autunno, senza sapere che avesse vinto il Mondiale 2007. A me piaceva la maniera in cui guidava, senza saperne nulla mi sembrava che avesse uno stile diverso dagli altri... conoscevo il nome, ma non la faccia! Diciamo che sono legata a Stoner sia per il suo indiscutibile talento, sia perché mi ha fatto capire che il motociclismo era una cosa che mi piaceva davvero tanto.
