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Gloria Peritore

Kick-boxer
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Come hai iniziato la tua carriera nel mondo della kickboxing e cosa ti ha spinto a intraprendere questa strada?

Ho iniziato a praticare kickboxing a 21 anni, qualche anno dopo il mio trasferimento a Firenze per studiare. Ho attraversato una relazione tossica che mi ha segnato profondamente quando ero adolescente e, un pomeriggio, in preda ad un sentimento di “impotenza” che mi perseguitava ormai da qualche anno, che mi faceva sentire debole e che comprometteva qualsiasi cosa io facessi, ho cercato su google uno sport che mi aiutasse a ritrovare dentro di me la forza e il coraggio che non pensavo più di avere. Così andai a provare in una palestra vicino casa, con non poche difficoltà dato che all’epoca soffrivo di crisi di panico e vivevo una situazione psicologica di disagio. Giorno dopo giorno mi sono innamorata di quell’ambiente e di quegli allenamenti che mi facevano sentire presente, forte e libera. E alla fine, passo dopo passo, mi hanno aiutata a prendere consapevolezza dei miei mezzi. Ho combattuto dopo 6 mesi, spinta dalla voglia di migliorare, e sono passata professionista solo dopo 3 anni.

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Quali sono state le principali sfide che hai affrontato come donna in un mondo tradizionalmente dominato dagli uomini? E cosa ti motiva a continuare ogni giorno?

Sicuramente le sfide più dure sono state a livello di occasioni: per una donna è molto più difficile fare sparring, combattere e confrontarsi perché non sono moltissime le donne che riescono ad emergere in questi sport. Questo perché di solito, una donna che fa questo sport deve fare doppia fatica: sul ring e fuori, per combattere i pregiudizi legati proprio ai combattimenti femminili. Molte fighters negli ultimi anni hanno dimostrato di essere in grado di trascinare le folle nei palazzetti e di essere alla pari in termini di performance. Per il resto, nel nostro ambiente, non ci sono grossi problemi o almeno io non li ho avuti: ad esempio in allenamento non ho mai notato delle differenze di trattamento ne da parte di coach che di compagni e questo vi fa capire quanti valori sani ci siano nelle palestre. Lo sport da combattimento riesce a far integrare le persone indipendentemente dal genere, perché è basato sull’accettazione dello scambio, chi ha meno esperienza tende ad imparare da chi ne ha di più e viceversa, c’è la regola non scritta che chi è più forte, trasmette il proprio sapere. Questo avviene in ambienti sani ed è per questo che consiglio fortemente la pratica di questi sport anche nelle scuole, con le dovute accortezze.

Puoi raccontarci come si svolge una tua giornata tipo di allenamento? Quali sono gli aspetti chiave della preparazione per un combattimento?

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Se sono in preparazione per un match, seguo due preparazioni parallele: una fatta di circuiti, pesi e preparazione fisica, l’altra fatta di tecnica e sparring. Solitamente un paio di mesi prima rallento con tutte le attività collaterali per dedicarmi anima e corpo a questo, concedendomi anche momenti di pausa, relax e svago, cercando di non appesantirmi troppo anche a livello mentale. Seguo un alimentazione ad hoc e mi affido ai coach e al mio entourage. La chiave per una preparazione ottimale, per me, è riuscire a focalizzarmi su me stessa, cercando di evitare stress esterni e attività che possano intaccare la mia performance. Lo sparring è la parte più dura, ma è anche quella più utile: più round riesco a fare, più imparo, ogni sessione mi arricchisce, ed è per questo che cerco di non risparmiarmi nonostante i momenti di stanchezza. Ci sono molti alti e bassi, anche a livello emotivo, ma che riesco ad affrontare anche tramite la meditazione e il giusto equilibrio tra sport e vita privata.

​Quanto è importante la componente mentale nei tuoi combattimenti? Hai qualche tecnica o rituale per mantenere la concentrazione e gestire la pressione?

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Sicuramente le sessioni di meditazione sono ormai molto importanti per me. Che non servono solo rispetto agli allenamenti, ma in generale per gestire le emozioni e il mio “star bene” anche fuori dal ring, che spesso è qualcosa che viene sottovalutato. In realtà, conta molto anche arrivare ad una competizioni con le giuste energie mentali e fisiche, quindi tra un allenamento e l’altro, mi prendo molto cura di me stessa. Ho abbandonato rituali e ogni tipo di superstizione. Ciò che faccio è seguire, soprattutto il giorno del match, la routine che ho preparato, seguire i vari step di avvicinamento, concentrandomi su nutrizione, riposo e parte tecnica. Quando sei veramente focalizzata su ciò che vuoi, è raro perdere la concentrazione ed è per questo che non ho bisogno di particolari rituali. Negli ultimi giorni mi concentro sul mio respiro che mi aiuta a riconnettere mente e corpo in modo naturale e durante gli ultimi allenamenti faccio esercizi di visualizzazione e centratura che ormai fanno parte di me e faccio in automatico.

Come vedi l'evoluzione del ruolo delle donne nel mondo delle arti marziali e degli sport da combattimento? Cosa pensi si possa fare per promuovere ulteriormente la partecipazione femminile?

Penso che la società si stia aprendo sempre di più al fighting femminile, molte più donne praticano e ci sono combattimenti di altissimo livello che sono trasmessi in mondo visione e che fanno bene a tutto il movimento, come ad esempio il recente match tra Taylor e Serrano. Credo che si legherà sempre il concetto di empowerment a questi sport e che sempre di più le persone, anche non addette ai lavori, si appassioneranno al lato mentale e fisico legato a questi sport che possono essere praticati anche senza la parte del combattimento vero e proprio.

Hai raggiunto tanti traguardi nella tua carriera, e hai avuto modo di vincere tanti combattimenti. Qual é stata la tua vittoria piú importante? Perché?

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La mia vittoria più importante è stata quella contro Denise Kielholtz a Bellator, nel 2016. Non solo perché era una delle atlete più forti e titolate al mondo, ma perché è stato un momento in cui ho dimostrato a me stessa e agli altri di poter competere ai massimi livelli internazionali. Quella vittoria è arrivata grazie a mesi di allenamenti durissimi, sacrifici e una determinazione incrollabile. Ha segnato una svolta nella mia carriera, proiettandomi sotto i riflettori globali e confermandomi che il lavoro e la dedizione ripagano sempre. Per me, non è stata solo una vittoria sul ring, ma una conquista personale che mi ha dato la forza di puntare sempre più in alto. Anche il mio primo titolo nella boxe, Ebu Silver, conquistato qualche settimana fa, è uno di quei momenti che ricorderò per sempre: vincere una cintura in uno sport in cui sono dovuta ripartire praticamente da zero e bruciare diverse tappe, è per me una soddisfazione immensa e la prova che con i giusti sacrifici e dedizione, gli obiettivi possono realizzarsi anche quando sembrano davvero lontani. L’errore più grande che si può fare, è non provarci per paura di fallire, e io sono felice di non essermi risparmiata né durante la preparazione, né durante ogni match che mi ha permesso di disputarlo.

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Hai dei progetti o dei sogni specifici per il futuro della tua carriera o magari progetti per promuovere lo sport femminile?

Sì, ho tanti progetti, che vanno dalle attività in azienda con la mia società che si chiama The Shadow SRL, sia con l’associazione The shadow project. Adesso sto creando un canale con gli USA, in cui sono stata a settembre per presentare le mie attività e soprattutto la mia mission: rendere questi sport un mezzo di inclusione, empowerment e strumento per favorire la libertà di espressione in tutti i modi possibili. Riguardo ai match, non posso svelare niente, ma il titolo Ebu rappresenta per me il trampolino di lancio per altri match importanti.

Che consiglio daresti alle ragazze che vogliono iniziare un percorso nelle arti marziali o negli sport da combattimento?

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Di non demoralizzarsi se ai primi allenamenti la sensazione è quella di sentirsi fuori luogo, perché è uno sport che si impara molto in fretta: credo che il combattimento sia innato in ognuno di noi e con il supporto di coach e di un team valido e con valori alla base, è possibile rendere gli allenamenti un momento da dedicare a sé stesse in primis. Aggiungerei di non farsi demoralizzare nemmeno dai giudizi altrui ma di concentrarsi sulla moltitudine di appassionate con cui condividere la bellezza di questo sport. Per chi invece vorrebbe combattere: a qualsiasi livello decidiate di farlo e di arrivare, ricordatevi che lo sport è qualcosa che aggiunge valore alla nostra vita e che deve renderci felici in primis, nonostante sia fatto di alti e bassi. E’ uno sport duro, ma che bisogna viversi con la giusta dose di leggerezza..

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