

Giulia Cicchinè
Giornalista sportiva

Cosa ti ha spinto a diventare giornalista sportiva? Hai sempre voluto fare questo nella vita o è una cosa che si è sviluppata nel tempo? E in che modo hai scelto poi di dedicarti al basket?
La realtà dei fatti è che io da ragazzina volevo fare la cantante. Poi le dinamiche della vita ti mettono di fronte a delle realtà: a una certa ho dovuto scegliere tra il canto o uno sport. lo quando ero più piccola ne praticavo diversi prima di capire che soltanto uno potesse essere la mia vita. Quando ero piccola infatti facevo nuoto, ho fatto per un periodo anche pallavolo, mi sono addirittura avvicinata al calcio quando non era uno sport per ragazzine e poi ho scelto il basket, per quello è stata molto semplice poi la transizione da "disciplina giocata" a "disciplina commentata". Il basket è sempre stato la mia passione, è sempre stata la passione della mia famiglia, proprio la mia famiglia mi ha spinto a diventare giornalista sportiva perché mio padre è un giornalista sportivo quindi io ho iniziato seguendo lui e poi mi sono detta "Ma perché non posso provarci anche io? Perché non posso fare anche io quello che fa lui?", ovviamente nel mondo del basket e credo di esserci riuscita in qualche modo.

Pensi che il ruolo di giornalista sportiva possa aiutare a sviluppare l'interesse per il basket, che molte volte ha una copertura minore rispetto ad E che anche i social possano aiutare il questo?
Beh sicuramente. Il mondo del giornalismo, dei commentatori sportivi, dei bordocampisti rientra in "quello che avviene fuori dal campo" e io dico sempre che "Quello che succede fuori dal campo e quello che succede in campo" - quindi da un lato i giornalisti e commentatori, dall'altro i giocatori e gli allenatori - viaggiano sullo stesso treno. Noi giornalisti secondo me esistiamo perché esiste il gioco, il gioco esiste perché viene pubblicizzato, viene commentato, viene messo in mostra da giornalisti, da carta stampata, da TV, da radio e appunto da persone che possono parlare di quello che succede in campo. Sì, anche i social possono aiutare, nel 2023 ormai non c'è più così una netta distinzione tra quello che succede "all'interno di una televisione" e quello che succede "nei social". lo personalmente credo che comunque una distinzione, anche leggera, debba esserci perché non basta possedere un telefono e avere un account social per fare il mestiere di giornalista, ma è chiaro che - come si dice - tutto fa brodo. Tutto può aiutare a portare verso una maggiore conoscenza dello sport, ma in particolar modo, nel nostro caso, il basket.
Sei stata anche alle Olimpiadi di Tokyo, quale è stato il momento più emozionante? Invece in eventi legati al basket quale è stato quello più memorabile e che ricorderai per sempre?
Tutti si aspettano che io risponda col doppio oro di Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi. La realtà dei fatti è che, forse l'ho già raccontato questo, io quelle due medaglie non le ho mai viste dal vivo nonostante io fossi li perché c è stato un problema di mixed zone. Quindi io ho visto le stesse immagini che sono state viste in Italia perciò il momento più emozionante non è stato quello. Il momento più emozionante per me è stato quello in cui sono andata a vedere la prima partita della nazionale femminile del 3vs3. lo ho iniziato a sognare di poter fare questo mestiere guardando le Olimpiadi di Atene 2004 e ho sognato con quel magico argento del basket contro l'Argentina, quindi vedere una divisa da basket con la scritta "Italia" con il logo dei Cinque Cerchi, nonostante fosse il 3vs3, per me è stato veramente toccante ed emozionante.
Ci sono degli aspetti nel mondo del basket che ti appassionano di più o che magari ritieni che siano sottovalutati e di cui vorresti parlare maggiormente?

A me piace molto il gioco ma perché sono una giocatrice, sono stata una giocatrice, quindi mi piace molto vedere l'aspetto tecnico, fisico, atletico e ogni particolare del gioco, quindi direi quello. Poi ovviamente dall'altro lato, mi piace molto l'analisi tattica che si fa di ogni partita, che i nostri commentatori fanno di ogni partita, in modo tale che anche le persone a casa, magari quelle si stanno avvicinando alla pallacanestro, possano in tutti i modi essere proiettate all'interno del campo.

Ti piacerebbe dedicarti anche al basket femminile in modo che venga risaltato di più?
lo ho iniziato col basket femminile: prima del basket maschile, io ero la bordocampista della Serie A Femminile. L'ho fatto per tre anni e devo dire che per me è stato veramente emozionante perché da ex giocatrice, poter intervistare e vedere da vicino tutte le campionesse con le quali avevo sognato di giocare, era già tantissimo. Poi è arrivato il basket maschile, la Serie A, l'EuroLega e l'Eurocup quindi il percorso del femminile l'ho già fatto ma sono molto fortunata, siamo fortunati, perché quest'anno abbiamo la possibilità di vedere la Coppa Italia Femminile nelle stesse date della Coppa Italia Maschile quindi sono contenta di poter in qualche modo rientrare nel mondo del basket femminile.


Pensi che le donne giornalista affrontino delle sfide maggiori rispetto ai colleghi uomini e tu ti sei mai imbattuta in pregiudizi nel campo del giornalismo sportivo? Se si come li hai affrontati?
Non mi sono mai imbattuta in pregiudizi o in commenti negativi che potessero in qualche modo riguardare la mia posizione o il mio ruolo all'interno del mondo del basket, o per lo meno non mi sono mai arrivati all'orecchio! lo credo che "uno fa il lavoro che fa perché è bravo nel fare quello che fa" non importa che sia uomo o donna, è una questione di meritocrazia.
Puoi condividere alcuni consigli per chi vuole intraprendere la carriera di giornalista sportiva? Puoi fare anche un incoraggiamento alle donne che vorrebbero fare questo nella vita, ma anche le atlete che vorrebbero affacciarsi al mondo del basket?

Alle atlete che vorrebbero affacciarsi al mondo del basket direi di non seguire assolutamente la mia carriera, nè tantomeno i miei consigli perché io ci ho provato tanto ma non sono riuscita ad avere una carriera decente quindi... non seguite i miei consigli ma chiedete a qualcun altro, se volete fare le cestiste o in generale le atlete, perché comunque non spicco per atletismo e fisicità! Se invece volete fare le giornaliste e i giornalisti, il consiglio più grande che vi posso dare è: buttatevi. Entrate in campo, fate tanta esperienza perché per me, o almeno per quello che è stato il mio percorso, è stata sicuramente molto più importante la pratica della teoria. Chiaramente bisogna studiare è chiaro che bisogna saper parlare, sapersi mettere davanti una telecamera (se uno vuole fare il giornalista televisivo), parlare davanti a un microfono (se uno vuole fare radio) o saper scrivere (se uno vuole fare carta stampata) ma non ci sarà nessun corso di studio che possa insegnare come fare queste cose meglio di come lo può insegnare l'esperienza. Quindi buttatevi, imparate sin da subito. Arriveranno tantissimi no, arriveranno tantissime porte chiuse, ma quello fa crescere. Sul momento potrà sembrarvi una cattiveria ma è la verità: quelle porte chiuse, quei no, fanno crescere e vi fanno diventare i giornalisti di domani.

In giro nei palazzetti, ma anche agli eventi sportivi, i tifosi sono molto affettuosi con te, come affronti questa cosa e come la vivi?
Sono veramente molto contenta perché non sono mai stata una forte giocatrice e quindi non ci sono mai stati tifosi che hanno esultato per un mio canestro (anche perché non ne facevo poi così tanti) ma vedere adesso curve intere, bambini, ragazzini, tifosi sporadici che vengono da me, magari non per chiedere una foto ma semplicemente per chiedermi come sto o per ricordarmi quell'intervista che ho fatto chissà quanti anni fa o per dirmi chissà che cosa, mi riempie veramente il cuore di gioia. In NBA si dice "This is why we play" e io faccio mia questa frase: lo gioco per questo, io lo faccio per questo. Lo faccio per la gente, lo faccio per i tifosi perché io prima di essere una giornalista, prima di essere una giocatrice, sono una tifosa. E sapere che i miei messaggi, le mie interviste, le mie parole, arrivano alle curve e alle tribune fino all'ultimo posto della piccionaia è il regalo più grande.

